STORIA DI UN'ANTICA CITTA'

Stemma seicentesco 

Nel corso dei secoli molti sono stati gli autori che hanno ricostruito la storia dell'antichissima città di Osimo in tutte le sue sfaccettature. Molti si cimentano ancor oggi a ricostruire tramite il suo ricchissimo archivio storico, le vicende osimane.  Il grande Caio Giulio Cesare cità Auximum nel "De Bello Civili", e i suoi antichi statuti, il Codice Bavaro conservato a Monaco, primi nelle Marche, risalgono al XIII sec. d.c. .  Di seguito un rapidissimo sunto.   

L’abitato di Osimo venne eretto nel 175 a.C. sulla cresta di due colline di arenaria: il Gomero, situata a 265 m s.l.m. (zona cattedrale) e l’altra riferibile all’odierna Piazza Dante ex Piazza del Liceo. L’origine vera e propria dell’insediamento la si fa però risalire al IX secolo a. C.. Difatti, a tale periodo, sono attribuibili alcuni reperti recuperati nell’area dell’attuale mercato coperto, Tracce evidenti testimoniano la presenza di vari insediamenti sparsi sul territorio comunale di popolazioni di età villanoviana e poi picena. Sono stati infatti rivenuti resti di intonaco di capanna con tracce di incannicciato e una grande quantità di vasellame d’impasto grezzo, zappe in corno di cervo e altri manufatti in osso.  Con la battaglia di Sentinum (295 a.C.), Roma, alleata con i Piceni, sconfisse definitivamente la coalizione delle popolazioni dell’Italia centro-meridionale, iniziando così la romanizzazione del piceno e facendo di Auximum il diciassettesimo municipio. Nel 174 a.C. si ha testimonianza, attraverso un passo di Livio, che i censori Q. Fulvius Flaccus ed A. Postumius Albinus ebbero l’appalto per la costruzione di “mura urbiche”.   In età imperiale, in particolare durante il I e II sec. d.C., la città fu particolarmente attiva. Nell’alto medioevo la città continuò a rivestire un ruolo primario all’interno del Piceno, tanto che Procopio parla di Ancona come “porto” di Osimo. Il suo ruolo strategico è messo in evidenzia dal fatto che attorno alle sue mura si svolsero alcuni momenti importanti della guerra detta “greco-gotica”  (535-553).   Nel 727-728 la città fu conquistata dai Longobardi.   Nel 774 il longobardo Desiderio minacciò Papa Adriano I che chiese soccorso a Carlo Magno. Questi, avendo sconfitto il nemico, si annetté però il territorio. Tenendo fede alla promessa fatta al padre Pipino, Carlo M. donò poi al papa l’Esarcato di Ravenna e con esso la Pentapoli Marittima con Osimo, di qui lo stemma cittadino delle 5 torri.  Questi territori formeranno poi parte dello Stato della Chiesa.   Con le Crociate Osimo si pone come luogo di transito importante con una Commenda ancora visibile e che ha dato luogo alla presenza di Ordini Cavallereschi più o meno segreti che continuarono con una presenza massonica fino all'inizio del secolo scorso.  Nei primi decenni del XII sec. la città fu una delle prime a diventare libero comune. Nel 1210 Papa Innocenzo III limitò Osimo entro i confini della Marca d’Ancona. Subì il dominio di signorie, locali e non, come quelle dei Guzzone, dei Malatesta e degli Sforza. Papa Innocenzo VIII decise la costruzione di una rocca detta “pontelliana” mai terminata.  Osimo è citata come "Marca di Anchona" anche da Cipriano Piccolpasso che nel 1500 codificò le sue ceramiche. Nel 1799 ruppe il dominio papale la Prima Repubblica Romana.  L’occupazione napoleonica successiva inglobò Osimo nel Dipartimento del Musone. Restaurato il Governo Pontificio, a parte il ritorno della Seconda Repubblica Romana (Aurelio Saffi si formò presso il nostro Istituto Campana), solo con la battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860) Osimo entrò a far parte del Regno d’Italia.  Durante la Liberazione d’Italia, dal 1° al 18 luglio 1944, il territorio fu teatro di importanti e decisivi scontri per lo sfondamento della “Linea Gotica”.  Nel 1975, presso Villa Leopardi Dittaiuti di Monte S. Pietro, fu sottoscritto il Trattato di Pace tra Italia e Jugoslavia per la definizione dei confini del Nordest. Osimo è conosciuta anche per i suoi apogei ricchi di bassorilievi, le statue acefale, il Palazzo Municipale il Duomo romanico, il Battistero e lo straordinario Museo Diocesano, La Basilica di S.Giuseppe da Copertino che ne custodisce i resti e il Santuario di Campocavallo, il Collegio Campana, Fonte Magna il panorama da Piazza Nuova.

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