LA RICERCA STORICA

UNA FIAMMA PER S. TECLA


Del protagonista di questa storia, seppur non sia parte del corteo storico, il Conte Francesco Guarnieri, così scriveva l'Abate Lancellotti: “Francesco nato addì 22 maggio 1668 da Aurelio Guarnieri e da Vittoria de' conti di Montevecchio, fu cavaliere milite per giustizia nella Religione di Malta, e Capitano nelle Galere Pontificie in Civitavecchia. Combatté contra il famoso Amurat (il rinnegato ed esule palermitano Antonio Sanfilippo), e in prova della sua vittoria, veggionsi le Turchesche insegne appese nella Cattedrale di Osimo. Morì in Roma nell'anno 1733, avendo lasciata scritta la storia della prigionia di Amurat”.

Avvenuto lo scontro tra la galea San Pietro, comandata dal Guarnieri, la galea San Francesco e un pinco tunisino, agli ordini del Raics Amurat, come lo stesso Conte narra in diverse lettere indirizzate alla madre, allo zio e al Vescovo di Osimo card. Orazio Filippo Spada, il capitano osimano inviò subito al fratello il pennone della nave nemica quale pegno di devozione, riconoscenza e gratitudine nei confronti della compatrona della Cattedrale osimana, S. Tecla appunto. Il Guernieri si era infatti votato alla Santa poiché lo scontro avvenne il giorno precedente in cui ad Osimo se ne celebrava la ricorrenza religiosa.

La fiamma appena conquistata, secondo il suo volere, avrebbe dovuto essere consegnata, con gran cerimonia, al vescovo Spada.

Il successivo 22 ottobre 1723 sarà lo stesso Capitano a indicare allo Spada il perché del suo gesto: “Poiché l'incontro felice, ch'io ebbi col Pinco Tunisino, seguì nel giorno dedicato a S. Tecla, titolare di cotesta Chiesa, Sua Sposa; pongo a' piedi dell'E.V. la migliore spoglia militare, che ne riportai, perché voglia degnarsi farla appendere in voto alla medesima Santa in perpetua testimonianza del mio interno riconoscimento”.

Ciò che rende particolarmente interessante l'episodio è la minuziosità con cui il Guarnieri stesso, da Roma, impartisce al fratello istruzioni su come allestire e disporre il ricco corteo che avrebbe dovuto accompagnare la consegna della fiamma al cardinale.

Dalla lettera del C.te Francesco al fratello, ad esempio, si evince l'abbigliamento che dovrà essere indossato da chi consegnerà materialmente il vessillo:

“Armato lo stendardo, dovrà questi esser portato da Persona che sia fuori dell’ordine della Nobiltà, ma Civile, vestito con abito da campagna, giustacuore e sottoveste di qualche comparsa, che potrebbesi ottenere in prestito dalla cortesia di qualcheuno: Spada al fianco; Una fascia di seta in banda, o taffetano di qualche valore, cadendo dalla spalla destra alla parte della spada, e in testa più del Cappello con pennacchiera, sarebbe proprio un cimiere guarnito di Pennacchi; quale appunto l’ha il signor Conte Alessandro Galli”.

Poi va formato un corteo che accompagni il cavaliere che dovrà presentarlo, costituito da “il Capitano d’Infanteria seguito dal Tamburo Battente. Presso di questi tre Alabardieri di fronte. Immediatamente a questi, in mezzo a due soldati con spada nuda alla mano, lo stendardo appoggiato alla spalla destra, lasciando cadere liberamente dietro di sé quanto che son lunghe, e stese, ambedue le sue Bande […] spalleggiando detto stendardo una mezza dozzena di Moschettieri per ciascun lato”.

“Poi havrebbero a comparire li due Trombetti a cavallo, alla testa di una mezza dozzena almeno di giovani del Corpo della Nobiltà, ancor eglino a cavallo, in abito di cappa e spada: o come suol dirsi in abito da città, ma colla spada”. Quindi “il Cavaliere destinato a presentare lo stendardo: a cavallo col suo abito da città e spada al fianco, spalleggiato da quattro staffieri, due per banda: e, per non rimanere così ultimo e scoperto, dovrebbe essere inseguito da una mezza dozzena di soldati a cavallo”.

Il percorso della sfilata deve andare dalla casa del cavaliere a Via S.Francesco, a Piazza S.Rocco (oggi Dante), quindi per la Strada Maggiore (oggi Corso Mazzini) arrivare al Municipio; proseguire poi per il duomo: “All’entrare nel portone del Palazzo Episcopale, potrebbe farsi lo sparo de mortaletti disposti sopra la Piazza della Cattedrale: ed al scendere a cavallo che farà il cavaliere, farsi una salva da tutti li soldati a cavallo e a piedi: ma a carica giusta”. “Ammesso il Cavaliere all’udienza dell’Eccelso Supremo, trovandosi quivi a far corte tutti i Nobbili in abito da Città, conducendo il Cavaliere alla sua sinistra un passo indietro quegli che porterà lo stendardo: giunto alla presenza del sig. Cardinale, ponendo prima la sua sinistra sopra l’asta dello stendardo, che dovrà rimanere appoggiato in terra: esporre la sua commissione in lingua latina”.

Ovviamente oggi per esigenze scenografiche, teatrali e pratiche il corteo e il cerimonale sono stati adattati alla spettacolarizzazione che è propria di una manifestazione rievocativa ma si mantiene comunque una buona fedeltà al documento originale.

Tutte le lettere del Guarnieri, le sue bozze e la stampa con la descrizione della battaglia di Anzio sono conservate nella Busta 52 dell’Archivio Guarnieri depositato presso l’Archivio Storico Comunale di Osimo.

Nella sala del Consiglio Comunale è invece possibile ammirare una tela dell’osimano G.B.Gallo dipinta tra il 1886 e il 1888 raffigurante una libera interpretazione della consegna della fiamma. 

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